Abstract
Titolo
CONFRONTO TRA METODI HPLC ED ELISA PER LA CARATTERIZZAZIONE DELLE ISOFORME CDT IN SOGGETTI CON PROBLEMI ALCOL CORRELATI
 
Autori
Teresa Coccini1, Alessandro Crevani2, Davide Acerbi1, Elisa Roda2, Valeria Crespi3, Carlo Locatelli1, Luigi Manzo1,2 1IRCCS Fodazione Salvatore Maugeri, Servizio di Tossicologia, Istituto di Pavia, 2Università di Pavia, Dipartimento di Medicina Interna e Terapia Medica, Sezione di Reumatologia e Tossicologia Clinica, Pavia, 3Laboratorio di Tossicologia U.O. Medicina del Lavoro e Preventiva A.O. Fondazione Macchi, Varese.
 
Abstract
Tra i vari parametri disponibili per valutare l’abuso cronico di alcol (gamma GT, MCV, AST, AST/ALT) la CDT (transferrina carboidrato carente o desialata) è quello con la più alta specificità diagnostica (94%). Tale parametro viene utilizzato negli accertamenti clinici e medico-legali dell’alcolismo cronico. La regolare assunzione di un elevato quantitativo di alcol (50-80 g, per più di due settimane) altera il profilo di glicosilazione della transferrina, proteina trasportatrice del ferro nel sangue, aumentando la quantità relativa di specifiche isoforme, quali asialo e disialotransferrina, indicate come isoforme CDT. Le prestazioni del metodo HPLC verso quello ELISA per l’analisi del CDT sono state valutate in campioni di siero provenienti da 105 soggetti afferenti al Laboratorio di Tossicologia della Fondazione Salvatore Maugeri, per problemi correlati al consumo di alcol. I valori di CDT ottenuti col metodo ELISA sono risultati più elevati rispetto a quelli ottenuti col metodo HPLC, infatti le medie dei valori di %CDT erano 1.76% (con valori compresi tra 0.61 e 13.68, HPLC) e 2.23% (tra 1.00 e 9.60, ELISA), rispettivamente. Sul totale (105), 65 campioni sono stati analizzati freschi sia in HPLC che in ELISA, mentre gli altri 40 sono stati analizzati freschi in ELISA e dopo un anno di conservazione, ad una temperatura di -20°C, in HPLC. In entrambi i casi, i valori ottenuti con il metodo ELISA sono risultati più elevati rispetto a quelli ottenuti col metodo HPLC. In HPLC e in ELISA sono stati ottenuti risultati generalmente comparabili, presentando simili coefficienti di correlazione (r= 0.769 e r= 0.874) per i campioni freschi e per quelli conservati. In alcuni casi, però, i valori di CDT differivano a seconda del metodo utilizzato. In accordo con i dati di letteratura, e in linea con quanto ottenuto dai nostri studi in collaborazione con altri laboratori, è stato adottato un valore di cut-off pari a 2% per il CDT (in HPLC) espresso come % disialotransferrina sul totale delle isoforme. Tuttavia, valori compreso tra 1.8 e 2.0 % vengono considerati come borderline, e pertanto come valori critici in particolari casi. Nella nostra casistica, 21 campioni, sul totale di 105, sono risultati positivi con il metodo HPLC (> 2%). Tali soggetti sono risultati avere problemi correlati ad un eccessivo consumo di alcol come riportato nei dati anamnestici. Otto campioni hanno dato valori di CDT compresi tra 1.80% e 2.00% in HPLC. In due casi, il risultato era diverso a seconda del metodo utilizzato, con entrambi i risultati negativi per l’HPLC e positivi per l’ELISA: l’ELISA ha causato il 25% di falsi positivi per i valori borderline in HPLC. E’stata altresì verificata la riproducibilità inter-laboratorio su sette campioni dosati in parallelo nel nostro laboratorio e presso il Laboratorio di Tossicologia dell’ospedale Fondazione Macchi di Varese. I dati ottenuti sono risultati comparabili in entrambi i laboratori. Rispetto al metodo ELISA, l’analisi in HPLC è risultata più rilevante nel determinare i pattern delle isoforme della CDT correlate all’alcol e nel quantificare i livelli serici di disialotransferrina che meglio riflette l’abuso cronico di alcol. Altri significativi vantaggi del metodo HPLC includono una riproducibile separazione e identificazione delle differenti glicoforme della transferrina nonché delle varianti genetiche e delle isoforme atipiche che non sono rilevabili con metodi immunochimici. I nostri risultati, in accordo con dati recenti internazionali, suggeriscono che il metodo in HPLC per la determinazione della transferrina desialata riduce in maniera considerevole il rischio di falsi positivi. (Grant dal Ministero della Salute)